18/08/2026
Dario Guadagno
Un compagno di banco chiamato AI
Mentre la calura estiva non accenna ad alleviarsi, un pensiero ben più traumatico si insinua nelle menti di migliaia di studenti: finito agosto scatta il conto alla rovescia verso la ripresa della scuola! Il nuovo anno, ancora una volta, ripresenta le perplessità che aumentano con l’evolversi della tecnologia: ragazzi che sono (spesso) più preparati dei professori nell’utilizzo degli strumenti digitali, metodologie didattiche obsolete e, nell’ultimo biennio, la domanda delle domande: come gestire il rapporto con l’Intelligenza Artificiale. Ormai è un compagno di viaggio, spesso di lavoro/studio, talvolta (purtroppo…) persino di vita ma, soprattutto, è un’entità che non può essere più ignorata.
I ragazzi sono abituati a interrogarla come e più di amici o familiari e vi cercano risposte che, per imbarazzo o per manifesta competenza superiore, hanno nel bot di turno l’interlocutore privilegiato. Questa è la realtà in cui vivono gli studenti e sarebbe ingenuo confinare l’AI al di fuori delle mura scolastiche o, peggio, demonizzarla come un nemico da sconfiggere. La didattica non può più prescindere da un adeguamento all’evoluzione tecnologica, rispetto alla quale i discenti sono ormai parte attiva e integrante. Sono sempre più “prosumer”, termine talvolta abusato in economia, ma che, invece, nel rapporto adolescenti-informatica è estremamente attuale.
Attaccare l’intelligenza artificiale, ignorarla o oscurarla significa allontanare, ancora di più i ragazzi dalla scuola. Questa, invece, deve tornare ad essere maestra, anche nel rapporto con la tecnologia, aiutare gli studenti a comprendere vantaggi e rischi del suo utilizzo e, soprattutto, guidarli in un approccio positivo e realmente utile per la loro crescita personale, culturale e professionale. È una sfida che non possiamo permetterci di perdere, non solo per il valore dei nostri enti di formazione, ma, soprattutto, per il futuro dei nostri ragazzi e del nostro Paese, perché l’istruzione è alla base di qualsiasi percorso di competitività e crescita ma, affinché funzioni davvero, deve parlare la lingua dei suoi discenti ed essere calata perfettamente nel loro mondo.
Oggi la cultura resta un caposaldo da protegge e perseguire per le nostre nuove generazioni, ma non può più essere un principio autosufficiente, deve essere accompagnata dalla capacità di acquisire e produrre informazioni e nozioni in tempi compatibili con quelli, sempre più accelerati, del mondo che ci circonda.