09/02/2026
Redazione Dreams
Addio Metaverso: Meta adesso punta tutto sull’Intelligenza Artificiale
Quando nel 2021 Facebook annunciò il cambio di nome in Meta, il messaggio fu chiaro: il social network più potente del mondo stava puntando tutto sul Metaverso, presentato come la naturale evoluzione di Internet. Un universo virtuale persistente, immersivo, tridimensionale, in cui lavoro, socialità ed economia digitale si sarebbero fusi in un’unica esperienza. A distanza di pochi anni, quel futuro è praticamente scomparso dal dibattito pubblico dell’azienda. Niente più keynote visionari, niente avatar sorridenti, niente mondi virtuali da esplorare. Al loro posto, una nuova parola domina comunicati, investimenti e strategie: Intelligenza Artificiale.
Meta non ha ufficialmente abbandonato il Metaverso, ma i fatti raccontano una storia diversa. Licenziamenti, tagli agli investimenti e una drastica riduzione delle ambizioni iniziali hanno progressivamente svuotato il progetto della sua centralità. I visori VR continuano a esistere, ma il metaverso come “nuovo Internet” è sparito dalla narrativa ufficiale di Meta.
Mentre il metaverso arrancava, l’Intelligenza Artificiale ha vissuto una crescita esplosiva. Modelli linguistici, AI generativa, assistenti intelligenti e sistemi di raccomandazione avanzati sono diventati il nuovo campo di battaglia tra le Big Tech.
A differenza del Metaverso, l’AI non richiede nuovi mondi da costruire, ma si innesta perfettamente su piattaforme già esistenti, ricche di dati e utenti. Se il metaverso era costoso, dipendente dall’hardware e culturalmente impegnativo, l’AI è scalabile, monetizzabile, ma soprattutto perfettamente compatibile con il modello pubblicitario.
Il fallimento del metaverso non è solo tecnico o commerciale, ma anche culturale. Richiedeva agli utenti di cambiare abitudini, modalità di interazione e percezione della realtà digitale. Era una scommessa sul lungo periodo.
L’AI, invece, migliora – o sfrutta – ciò che già esiste: contenuti, attenzione, profilazione, pubblicità. È uno strumento potentissimo per ottimizzare l’ecosistema attuale, non per rivoluzionarlo.
In questo senso, Meta non ha perso una battaglia tecnologica: ha rinunciato a una visione. Il futuro non è più un mondo virtuale da abitare, ma un algoritmo che lavora in silenzio, addestrato sui dati degli utenti e integrato in ogni aspetto della vita digitale.