11/06/2026
Fabio Setta
Scattano i mondiali di calcio: il marketing sportivo cambia le regole del gioco
Oggi prendono il via i Mondiali 2026 che si disputeranno tra Stati Uniti, Canada e Messico). Sul campo non ci sarà l’Italia ma sicuramente questa edizione risulta già ora dal punto di vista del marketing davvero molto interessante. Stiamo assistendo alla più grande operazione commerciale mai costruita attorno a un evento sportivo dato che si stima un giro d'affari globale attorno ai 13 miliardi di dollari. Le novità di certo non mancano. Per la prima volta, la FIFA ha introdotto una pausa commerciale a metà di ciascun tempo moltiplicando vertiginosamente gli spazi pubblicitari a disposizione, trasformando ogni match in un mini-Super Bowl, con broadcaster stanno già usando sistemi AI proprietari per intercettare i tifosi con inserzioni personalizzate in tempo reale. Un’altra tendenza che sta emergendo, dato che essere fisicamente allo stadio è un lusso per pochi (con biglietti a prezzi folli sui mercati secondari), è quella relativa alle iniziative di tanti brand che stanno spostando i budget sulle esperienze locali, trasformando bar, pub e "Fan Festival" in veri e propri hub comunitari. Soprattutto sta cambiando decisamente anche il modo di legare la pubblicità all’evento sportivo. I brand stanno abbandonando le classiche pubblicità "prodotto + calciatore famoso che esulta" per abbracciare l'esperienza emotiva, spesso stressante, del tifoso moderno. L’esempio più emblematico è la a campagna "No better feeling" di Coca-Cola per questi mondiali. Invece di mostrare gol spettacolari, lo spot (con José Mourinho) si concentra sull'attesa estenuante e sull'ansia dei tifosi durante un controllo al VAR. È una masterclass su come trasformare il momento di massima tensione del calcio in un veicolo di connessione emotiva. Il calcio contemporaneo non è più una linea retta fatta di 90 minuti di corsa e un fischio finale ma diventa un'esperienza frammentata, iper-tecnologica e profondamente ansiogena. In passato si vedeva il campione bere il prodotto e lo spot funzionava. Oggi non è più così ed infatti Coca Cola ha scelto come testimonial Mourinho che non è l'icona della perfezione atletica ma l'incarnazione stessa del dramma sportivo, l'uomo della tensione strategica, delle conferenze stampa incendiarie, del nervosismo tradotto in spettacolo. Il blackout emotivo, la democratizzazione dello stress e il posizionamento dell’oggetto: così Coca Cola trasforma con questa campagna il modo di legare i brand al calcio, con il definitivo passaggio dall'era del Product Placement a quella dell'Anchoring Emotivo. Il prodotto smette di essere il protagonista dell'azione e si trasforma nel facilitatore della catarsi. Il messaggio subliminale è potentissimo: non stai bevendo una Coca-Cola perché hai sete; la stai stringendo tra le mani perché hai bisogno di un punto fermo mentre il destino della tua squadra è appeso a un monitor a bordo campo. Per il marketing sportivo, questo è il gol più importante del torneo, anche di quello che sarà segnato durante la finale dei mondiali.