20/08/2026
Fabio Setta
Con l'integrazione tra XR e AI, il mondo del futuro diventa uno schermo
Per molto tempo abbiamo associato la realtà aumentata a qualcosa di curioso e spettacolare: un personaggio virtuale che appare davanti a noi, una freccia che indica la strada sullo schermo dello smartphone, un filtro che cambia il nostro volto. La realtà estesa, che unisce tutte le tecnologie immersive (realtà virtuale, realtà aumentata e realtà mista) però, potrebbe essere molto più di questo e soprattutto potrebbe diventare interessante proprio quando smetterà di cercare di stupirci iniziando ad essere davvero utile.
Un passaggio fondamentale potrebbe nascere dall'incontro tra XR e intelligenza artificiale. Un visore, o un paio di occhiali smart, non si limiterà infatti a mostrarci contenuti digitali ma potrà capire quello che abbiamo davanti e fornirci informazioni in base alla situazione.
Pensiamo, per esempio, a un tecnico che deve intervenire su un macchinario. Invece di consultare un manuale o guardare un video sul telefono, potrebbe indossare gli occhiali e vedere direttamente davanti a sé il componente da controllare, le istruzioni per intervenire e magari anche un avviso se sta commettendo un errore. Oppure ad un turista che entra in un museo basterà osservare un'opera per ricevere informazioni, approfondimenti o persino una ricostruzione di come appariva originariamente.
Sono scenari che fanno capire quanto stia cambiando, giorno dopo giorno il concetto stesso di AR. Non si tratta più soltanto di aggiungere qualcosa al mondo reale, ma di andare a creare un collegamento continuo tra ciò che vediamo e le informazioni digitali che possono servirci.
Ed è qui che l'intelligenza artificiale può fare davvero la differenza. La tecnologia non dovrà soltanto “mostrare” qualcosa, ma capire cosa stiamo guardando. Un oggetto, un edificio, una macchina, un cartello stradale. L'AI potrebbe riconoscere il contesto e decidere quali informazioni proporci e, soprattutto, quando farlo.
Questo potrebbe cambiare anche il nostro rapporto con lo smartphone. Oggi prendiamo il telefono dalla tasca per cercare qualcosa. In un possibile futuro XR, potrebbe non essere più necessario perché sarà la tecnologia a rendere disponibili le informazioni nel momento opportuno, direttamente davanti ai nostri occhi, senza costringerci ad usare lo smartphone.
La vera sfida della realtà estesa potrebbe quindi non essere quella di portarci dentro un universo virtuale ma rendere il mondo reale capace di dialogare con noi attraverso il digitale.
Ed è probabilmente questo il motivo per cui vale la pena penasre alla XR non soltanto come alla prossima evoluzione dei visori, ma come a una possibile nuova forma di interazione con una tecnologia che si vedrà meno ma sarà sempre più presente.
A tal proposito non mancano dubbi da tenere in considerazione. Se gli occhiali sono in grado di capire ciò che guardiamo, significa anche che possono potenzialmente raccogliere una quantità enorme di informazioni su di noi e sull'ambiente che ci circonda. Cosa succede alla privacy? E chi decide quali informazioni dobbiamo vedere? Ma soprattutto, se ogni persona potrà avere davanti agli occhi una versione della realtà arricchita dall'AI, vedremo ancora tutti lo stesso mondo?